La prima campana risuonò quando sul porto era ancora buio. Alle banchine alcune imbarcazioni erano già occupate dai rispettivi equipaggi: il lavoro cominciato molto prima del chiarore aveva una voce bassa, fatta di corde tese e legno che gemeva. Margen, robusto e con il collo arrossato dal freddo, arrivò dal deposito con una cesta così larga da costringerlo a procedere di traverso. Si fermò due volte per riprendere fiato. Sotto le suole sentì le tavole ancora umide di salsedine. Karven, alto e massiccio, responsabile degli scarichi, gli indicò un punto asciutto accanto a una pila di reti e non gli ordinò di accelerare. Margen lasciò la cesta, guardò le altre in attesa e capì che la prima campana non inaugurava il lavoro. Aveva soltanto segnato un nuovo tratto di una fatica cominciata molto prima. «Buon Ritorno», disse a un equipaggio che controllava gli ormeggi. La risposta gli arrivò da una voce che non riconobbe. Il porto, prima di essere una veduta, era un posto in cui qualcuno doveva pur portare le cose. E Margen conosceva il peso di quasi tutte.
La prima campana
Acquista il libroEntra nel mondo di Talmar
Il collegamento per acquistare il libro sarà pubblicato qui non appena disponibile.