Nel buio la pioggia rendeva lucido il gradino del deposito. Margen arrivò con una cassa sulla spalla e si fermò di colpo: l'acqua scendeva lungo il muro, attraversava lo scalino e spariva sotto la porta. Posò il carico. Due passanti gli spiegarono come avrebbe dovuto affrontare il gradino; nessuno propose di spostare la cassa. Jalvi, dalle mani screpolate e dai capelli scuri, chiamata dalla canaletta accanto al magazzino, si chinò a osservare la fuga d'acqua. «Non viene dall'alto», disse. Indicò la gronda ostruita da stracci e foglie. Margen tolse il primo grumo con la punta dello stivale. Un rivolo cambiò direzione. Ne seguì un altro. Non bastò a rendere asciutto il pavimento, ma impedì all'acqua di entrare di nuovo. Jalvi tornò alla canaletta per controllare che non si ostruisse di nuovo. Margen sollevò la cassa con più attenzione. A Talmar la pioggia non aveva bisogno di un colpevole. Aveva bisogno di uno scolo. Margen rimise il piede sul gradino, lo provò e soltanto allora riprese il cammino.
Un gradino bagnato
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